Giuseppe Verdi (1813 - 1901)
Compositore italiano. Le origini assai modeste gli
resero difficile l’accesso a studi regolari. Respinto all'esame di ammissione
al Conservatorio di Milano per l'età troppo avanzata studiò da privatista. Gli
esordi di Verdi come operista furono contrastati: Oberto, Conte di San Bonifacio,
rappresentato alla Scala nel 1839, venne accolto positivamente, ma l'anno
successivo l'opera buffa "Un giorno di regno" fu un fiasco. L'insuccesso, sommato all'improvvisa morte della moglie e di due figli,
indusse il giovane musicista a riconsiderare le proprie capacità e ad
abbandonare la carriera operistica. Le insistenze dell'impresario scaligero
Bartolomeo Merelli lo convinsero a musicare Nabucodonosor (o Nabucco),
che trionfò alla Scala nel 1842.
La carriera operistica di Verdi era ormai
brillantemente avviata. Alle radici del successo verdiano vi era il carattere
romantico e popolare delle sue opere, che, pur non essendo di taglio prettamente
politico, presentavano un legame chiaramente percepibile con l'acceso clima
risorgimentale.
Negli anni successivi Verdi inseguì con
determinazione il consolidamento del proprio successo.
Nacquero così I due Foscari, Giovanna D'Arco, Attila, Stiffelio ed
altre opere.
Il decennio successivo si aprì con la cosiddetta "trilogia popolare" formata da Rigoletto, Il trovatore, e La traviata (1853, libretto di Piave).
Più meditate le opere successive: I Vespri siciliani, Simon Boccanegra, e Un ballo in
maschera.
Il Verdi delle opere più mature sembra avvicinarsi
gradualmente al problema chiave del melodramma: la frattura tra aria e
recitativo, per cui l'azione
risulta in pezzi chiusi e senza continuità musicale. In queste opere, così
come in quelle successive, si osserva il tentativo di superare questa divisione
collegando fra loro i singoli pezzi e praticando una declamazione delle parole
che si pone a metà strada fra recitativo e aria. La forza del destino, Don
Carlos e Aida mostrano una
crescente attenzione per il ruolo dell'orchestra.
I due
ultimi capolavori di Verdi furono il frutto della collaborazione con il
letterato Arrigo Boito: Otello (1887) e Falstaff (1893), unica opera buffa della
maturità. Con Otello e Falstaff il
dualismo tra aria e recitativo viene
superato con un declamato melodico in grado di procedere, senza fratture,
unitamente all'azione.
Tra le composizioni non teatrali di Verdi figurano il
Quartetto in mi minore per archi (1873), unica opera strumentale di ampio
respiro, e la Messa da Requiem, scritta in memoria di Alessandro Manzoni.
La Traviata
Opera in 3 atti su libretto di Piave.
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853.
La Traviata è forse la partitura musicale più densa di interiorità di tutto il teatro d’opera romantico ed impone con il personaggio femminile di Violetta un nuovo tipo di lirismo drammatico.
L’opera verdiana segue fedelmente il dramma di A.
Dumas “La Signora delle Camelie”.
Anzichè una ouverture Verdi scrisse due preludi
(agli atti primo e quarto) di così sottile e profonda penetrazione emozionale
da determinare già, con puri mezzi orchestrali, tutta l’atmosfera
dell’opera.
Rigoletto
"la donna è mobile"
Melodramma in tre atti
Il soggetto di Rigoletto si ispirò a Le roi s’amuse , dramma in cinque atti di Victor Hugo, andato in scena a Parigi nel novembre 1832. L’opera è ambientata a Mantova e nei suoi dintorni nel secolo XVI.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Antonio Vivaldi (1678 - 1741)
Compositore e violinista italiano, esponente di
primissimo piano della musica barocca. Educato alla musica dal padre, violinista
di San Marco, fu ordinato sacerdote nel 1703 e cominciò a insegnare quello
stesso anno all'Ospedale della Pietà, un Conservatorio che ospitava bambine e
ragazze orfane e bisognose. Rimase alla Pietà fino al 1740, dedicandosi, oltre
che all'insegnamento, alla composizione dei concerti e degli oratori che
venivano eseguiti tutte le domeniche dalle ospiti dell'istituto. Dal 1713 iniziò
a comporre opere; la supervisione degli allestimenti teatrali lo portò spesso a
Roma, Mantova e altrove. Negli ultimi anni della sua vita fu di frequente
all'estero (Praga, Amsterdam, Vienna).
La riscoperta della produzione del "prete
rosso" (così chiamato per il colore dei suoi capelli) risale alla fine
dell'Ottocento; ma solo nel 1947, con il completamento dell'edizione moderna
delle opere strumentali, si è consolidato il riconoscimento della sua
importanza nella storia della musica. Durante la vita fu apprezzato più
all'estero che in patria: mentre Johann Sebastian Bach ne riconobbe
implicitamente l'importanza trascrivendo per clavicembalo diversi suoi concerti,
a Venezia Carlo Goldoni lo riteneva "buon violinista ma mediocre
compositore", e soprattutto contro di lui era diretta la satira feroce del
Teatro alla moda di Benedetto Marcello.
Si dice che
fosse capace di creare e scrivere un concerto, in tutte le sue parti, in un
tempo minore di quello impiegato dal copista a stendere la partitura finale. La
sua produzione comprende concerti (478) e sonate (circa 90); opere (circa 45) e
cantate (circa 40); musica sacra tra cui oratori, messe e mottetti. Se le sonate
strumentali (per uno o due strumenti accompagnati dal solo basso continuo o dal
basso continuo e archi) seguono in genere una struttura all'epoca già
consolidata, così come la musica sacra spesso riflette lo stile operistico in
voga, è nei concerti che l'arte di Vivaldi raggiunge la massima espressione,
ponendosi come modello per il futuro: tutti i musicisti, da Bach in poi,
studieranno i suoi concerti e ne accoglieranno le innovazioni nelle proprie
opere.
Oltre all'introduzione della cadenza per il solista,
a Vivaldi si deve la divisione del concerto in tre movimenti, dei quali il primo
e l'ultimo hanno un andamento allegro, e quello centrale un andamento più
lento. La struttura tipica degli allegri alterna un tema eseguito
dall'orchestra, chiamato "ritornello", a un episodio affidato allo
strumento solista, il "solo". Mentre i ritornelli si ripetono varie
volte senza sostanziali modifiche, il solo è ogni volta diverso.
Numerosi sono i concerti composti per strumento
solista, altri sono concerti grossi e altri ancora per sola orchestra. Molti di
essi sono riuniti in raccolte: L'estro armonico op. 3 (1712), La stravaganza op.
4 (1712-1713), Il cimento dell'armonia e dell'invenzione op. 8 (1725).
Concerto in DO maggiore per mandolino e orchestra
Il mandolino era tra gli strumenti coltivati alla Pietà, l’istituzione veneziana per orfane dove Vivaldi insegnò per molto tempo. Lo suonava anche un protettore del compositore, Guido Bentivoglio d’Aragona.
La bellezza
della composizione è enfatizzata dal caratteristico suono argentino del mandolino,
dove le voci tendono a mimare lo stile dello
strumento solo piuttosto che contemplare un contrasto tra esse come in molti
altri concerti vivaldiani.
E’ difficile collocare il lavoro cronologicamente
solo dallo stile, dal momento che le limitazioni tecniche del mandolino hanno
obbligato Vivaldi a mantenere una linea melodica molto semplice.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Enrique Granados (1867 - 1916)
In una Catalogna in piena rinascita intellettuale ed artistica nasce a Lérida il 27 luglio del 1867 Enrique Granados. Cresciuto come pianista (insegna dal 1887 al 1889 a Parigi) e come compositore, dal 1889 si stabilisce a Barcellona.
Dal 1909 al 1913 compone il ciclo pianistico di Goyescas, pezzi ispirati alla serie dei Caprichos di Goya, pittore molto amato da Granados. Scrisse diverse sonate per pianoforte, un poema sinfonico ispirato alla Divina Commedia, alcune opere, tra le quali la migliore resta la Maria del Carmen.
Morirà dal ritorno dagli Stati Uniti sulla nave Sussex, che non avrebbe dovuto prendere, silurato da un missile lanciato da un sottomarino tedesco il 24 marzo 1916 annegando nel disperato tentativo di salvare sua moglie.
In occasione dei centocinquant’anni dalla nascita di Francisco Goya (1897), Granados cominciò a interessarsi alle opere del pittore, ritrovandovi la sua stessa vena realistica, e al tempo stesso si avvicinò alla cultura musicale spagnola del primo Settecento, interpretando al pianoforte le Sonate di Domenico Scarlatti (iberico d’adozione) e di altri clavicembalisti dell’epoca. Questo ritorno al passato traspare dallo stile compositivo che Granados sceglie di utilizzare nelle Goyescas , la famosa suite pianistica composta fra il 1909 e il 1911. Qui si ritrova il medesimo gusto popolaresco di Goya e l’intenzione di raccontare una storia ambientata nell’epoca storica e culturale in cui visse il pittore. Ovviamente, le composizioni di Granados risentono dell’influenza dell’ambiente geografico in cui nascono; infatti, vi ritroviamo un costante sottofondo ritmico-armonico spagnoleggiante, da cui però emerge uno stile originale, che talvolta ci immerge in atmosfere tardoromantiche.
Nel 1914, eseguendo proprio le Goyescas , Granados ottenne dalla Francia la commissione per un’opera lirica tratta dalla suite. La vicenda era già abbozzata nel programma dei pezzi pianistici, e fu quindi facile realizzare un’opera che avrebbe fruito, fra l’altro, del loro stesso materiale musicale.
Goyescas rappresenta il dramma della gelosia, ed è concepito in modo tale che ogni situazione drammatica dell’opera ripropone uno dei brani della suite.
Una delle poche melodie composte appositamente per l’opera è quella affidata al violoncello nell’intermezzo tra il primo e il secondo quadro, scritta a un solo giorno dalla ‘prima’ per occupare un cambio di scena.
La ‘prima’ di Goyescas era stata dunque programmata per l’Opéra di Parigi, ma l’esecuzione fu poi cancellata a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, e si tenne quindi al Metropolitan. È questa l’unica opera di Granados che all’epoca acquistò popolarità anche al di fuori dei confini spagnoli; il compositore aveva conquistato il pubblico newyorkese e, felice, stava tornando in patria, quando la nave su cui viaggiava venne colpita e affondata da un sommergibile tedesco, ed egli perì nel naufragio.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Giacomo Puccini (1858 - 1924)
Il Grande Maestro nasce a Lucca il 22/12/1858 discendente da famiglia di musicisti da tre generazioni organisti presso la cattedrale di S. Martino di Lucca. Viene avviato agli studi musicali fin da bambino. Dal 1880 al 1883 frequenta il conservatorio di Milano sotto la guida del celebre compositore Amilcare Ponchielli. Grazie al sostegno finanziario di Arrigo Boito e dell’editore Ricordi scrive, nel 1884, la sua prima opera, Le Villi. Da quel momento inizia un’intensa attività produttiva, che raccoglie in gran parte l’eredità di Verdi. Nel 1893 compone la Manon Lescaut, ottenendo la definitiva consacrazione. Nel 1896 rappresenta al teatro Regio di Torino la Bohème, diretta da Arturo Toscanini, che è forse la sua opera più famosa insieme a Tosca, composta quattro anni più tardi. Raggiunge presto una grande popolarità, diventando il più importante rappresentante del cosiddetto "verismo musicale" italiano. Nel 1907 scrive Madama Butterfly, nel 1910 La fanciulla del West, entrambe rappresentate a New York e interpretate dal grande tenore Enrico Caruso, raccogliendo uno strepitoso successo. In seguito ad un tumore alla laringe muore nel novembre 1924 a Bruxelles. La partitura della sua ultima opera, Turandot, rimasta incompiuta, viene terminata dal compositore Franco Alfano nel 1926.
La vicenda: nella Roma papalina dell’anno 1800, all’indomani della sanguinosa repressione della Repubblica romana, il pittore Mario Cavaradossi (tenore), amante della cantante Floria Tosca (soprano), dà ricetto al ribelle Angelotti (basso) nella propria villa suburbana. Insospettito, il capo della polizia, barone Scarpia (baritono), imprigiona il pittore e carpisce a Tosca, della quale è invaghito, il segreto del nascondiglio del ribelle, promettendole di salvare la vita a Mario, dopo una finta esecuzione, se ella gli si darà. Tosca acconsente: Scarpia firma il salvacondotto, ma lei lo uccide, precipitandosi dall’amante che, disperato, attende la morte. Riconfortatolo, progettano con lui la fuga, ma non ha fatto i conti con la perfidia di Scarpia: l’esecuzione è reale e Mario muore. Tosca, attorniata dagli sgherri, si getta dalle mura di Castel Sant’Angelo.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
"Il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgo" Così il padre Leopold definisce suo figlio, quando ancora bambino ne esibiva il precoce talento per le corti d’Europa.
Impossibile riassumere in poche righe la biografia di un genio le cui prime composizioni risalgono all’età di 5 anni
Figlio di Leopold Mozart, violinista e compositore di corte dell’arcivescovo di Salisburgo, Wolfgang Amadeus Mozart nacque in quella città nel 1756 e fu un vero bambino prodigio: all’età di sei anni teneva già concerti di cembalo alle corti di Monaco e di Vienna.
Per tre anni fu in tournée in Europa insieme al padre, entrambi ricevuti dalla migliore società di Londra e Parigi. Del 1769 è il primo viaggio in Italia, tappa decisiva per la carriera di ogni musicista.
Al ritorno a Salisburgo il giovane Mozart fu nominato dall’arcivescovo maestro di concerti, ruolo che si sarebbe rivelato ben presto limitativo. Egli allargò tuttavia i suoi orizzonti con frequenti soggiorni a Vienna, a Monaco e a Parigi, durante i quali ottenne crescenti successi con le opere teatrali e come concertista.
Nel 1781 si trasferì definitivamente a Vienna dove raggiunse il culmine dell’affermazione professionale. Nel giro di pochi anni Mozart creò un’opera musicale grandiosa, coltivando tutti i generi con risultati altissimi e innovativi: dalle opere liriche, alle sinfonie, ai concerti per pianoforte, ai quartetti per archi. La sua musica si impose per la limpida comunicativa e per la grazia naturale e spontanea, in un sublime equilibrio formale pervaso di fede illuministica.
Negli ultimi anni della breve vita la sua fortuna decadde rapidamente. Gli venne a mancare il favore della corte viennese, anche se fu accolto con grande favore a Praga ove riuscì a far rappresentare gli ultimi suoi grandi capolavori teatrali, Don Giovanni e Il flauto magico, sintesi altissima delle esperienze dell’opera seria e dell’opera buffa.
In quegli anni, resi difficili dalla salute malferma e da problemi economici, Mozart compose alcuni dei suoi lavori più importanti quali le sinfonie n. 39, 40 e 41, vibranti di slancio ideale, e l’appassionato Requiem rimasto incompiuto.
Morto in miseria e in circostanze misteriose nel 1791, fu sepolto in una fossa comune.
Composta a Vienna nel 1787 per due violini, viola, violoncello e contrabbasso.
Celeberrima e popolarissima, questa serenata immortale costituisce uno dei vertici assoluti della musica da camera di tutti i tempi.
Essa, "con la sua diretta, affascinante fantasia inventiva, dimostra l'aristocratica disinvoltura e la maestria che Mozart poteva ormai conferire alla musica d'intrattenimento" (Sadie).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Georges Bizet (1838 - 1875)
Georges
Bizet nasce a Parigi il 25 ottobre 1838. Il padre, insegnante di canto, fu il
suo primo maestro, la madre era una valente pianista e apparteneva ad una
famiglia di musicisti.
Rivela precocissimo un’eccezionale sensibilità musicale: a diciassette anni
ha già composto l’originale Sinfonia in do. Brillante allievo di Halévy
e Gounod al Conservatorio di Parigi, nel 1857 vince l’ambito Prix de Rome per
la composizione che gli consente un soggiorno di tre anni in Italia. Qui matura
la sua formazione, ricevendo dall’ambiente italiano felici suggestioni
mediterranee che si rifletteranno nella sua musica. Trascorre il resto della
vita a Parigi. Ha una carriera teatrale sfortunata, segnata da cocenti
insuccessi di pubblico e di critica, sin dalla prima opera importante, Les pêcheurs
de perles commissionatagli dal Théâtre Lyrique. È un’opera disuguale e
immatura, che però già rivela, in una cornice di esotismo fantastico, i segni
distintivi del suo linguaggio musicale. Intanto dilagano le nuove teorie del
positivismo che Bizet considera una minaccia all’essenza stessa dell’arte e
della poesia. I suoi sensi, come ammette, “sono irretiti dalla musica
italiana, facile, frivola, amorosa, lasciva ed appassionata a un tempo”: e al
modello italiano si ispira La Jolie Fille de Perth, che ancora registra un
successo solo parziale. Raggiunge la maturità di compositore con un brano
orchestrale: le musiche di scena per il dramma L’Arlésienne di Daudet.
Compose varie Opere, una Sinfonia, una cinquantina di pagine per canto e
pianoforte, alcuni pezzi per pianoforte.
Tra difficoltà e incomprensioni, continua l’attività di compositore teatrale: collabora con l’Opéra di Parigi, impegnandosi a rivitalizzare il genere dell’opéra-comique, ormai caduto nella routine. Il suo capolavoro, Carmen è appunto il frutto di questa ricerca: adotta le forme dell’opéra-comique ma vi applica un argomento tragico, condotto “con rapidità e aderenza” del tutto anticonvenzionali. Carmen, ennesimo insuccesso di critica e di pubblico, suscita scandalo per l’audace realismo della trama e il carattere sfrontato e provocante della protagonista. L'intreccio del dramma venne giudicato troppo immorale ed anche la musica non piacque agli amanti della tradizione. Scoraggiato dagli esiti del suo lavoro, Bizet muore, ancor giovane, a Bougival il 3 giugno 1875 senza vedere Carmen trionfare sui palcoscenici di tutto il mondo, acclamata come l’opera più popolare e vitale della musica francese.
La storia del testo di Carmen , o meglio la storia dei suoi travisamenti, è lunga quanto la vita del capolavoro di Bizet. La prima rappresentazione all’Opéra-Comique, il 3 marzo 1875, fu curata dallo stesso autore, che seguì personalmente tutti gli estenuanti tre mesi di prove, durante i quali apportò numerosi tagli e modifiche alla partitura originaria, costruita nello stile comique , cioè con dialoghi recitati alternati alle parti musicali.
Per l’autunno dello stesso anno, Carmen fu inserita nella stagione di Vienna dove, per consuetudine, non si davano opere del genere comique . Era perciò necessario preparare una nuova versione in cui i recitativi musicati sostituissero i parlati, e a questo si accingeva Bizet quando, il 3 giugno di quell’anno, morì. Della preparazione dell’edizione di Vienna si occupò così l’amico Guiraud la cui edizione, pubblicata nel 1877, diede all’opera la veste nella quale fu conosciuta nel mondo.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Pietro Mascagni (1863 - 1945)
Compositore e direttore d'orchestra italiano. Studiò dapprima a Livorno poi, con Ponchielli, al Conservatorio di Milano, che lasciò dopo breve tempo per insofferenza alla disciplina scolastica. Dall'oscura posizione di direttore di banda a Cerignola lo trasse l'improvviso e clamoroso successo di Cavalleria rusticana con cui vinse nel 1889 il premio Sonzogno.
La prorompente immediatezza, l'espansività melodica
della Cavalleria
erano stati un fatto nuovo nell'opera italiana del tempo: Mascagni parve aprire
una moda e divenne caposcuola del verismo.
La fama di Mascagni rimane legata al successo di Cavalleria, anche se altre sue opere contengono pagine celebri, quali l'intermezzo da L'amico Fritz , il sogno dal Guglielmo Ratcliff , la sinfonia da Le maschere , l'inno al sole dall'Iris.
La produzione di Mascagni comprende inoltre le opere: I Rantzau, Silvano (1895), Amica, Lodoletta, Il piccolo Marat , Pinotta , Nerone, una Cantata a G. Leopardi, una Rapsodia satanica, il poema sinfonico Contemplando la Santa Teresa del Bernini.
La data di nascita di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (17 maggio 1890) è stata assunta dalla storia come termine di riferimento, anzi come spartiacque per disegnare l’evoluzione del melodramma italiano di fine Ottocento. Quando si rappresenta Cavalleria rusticana , la calma routine di quegli anni viene letteralmente sconvolta (neppure Puccini, con Le Villi del 1884 e l’ Edgar del 1889, aveva proposto qualcosa di altrettanto originale e provocatorio): si parla di rivelazione, di capolavoro, al limite del caso e dello scandalo; e il giovane musicista livornese diviene all’improvviso famoso, l’opera varca in pochi mesi le Alpi, mietendo successi e riconoscimenti critici ovunque. Sull’onda di questo autentico trionfo, Mascagni sarà poi costretto a una attività convulsa, improntata a una volontà di rinnovamento drammaturgico e stilistico, a una sorta di sperimentalismo e di crescita culturale che saranno i tratti caratteristici della sua produzione matura.
Ma al tempo di Cavalleria rusticana egli era pressoché uno sconosciuto. Senza dubbio, tra i motivi che determinarono la fortuna di Cavalleria rusticana si debbono annoverare il drammatico soggetto, la sua passionalità accesa, l’ambiente popolare e soprattutto gli ampi squarci sinfonici, inseriti quasi a dimostrazione che un musicista che volesse essere ‘moderno’ non poteva – dopo l’esempio wagneriano – non affidare all’orchestra un ruolo di spicco, in una rinnovata concezione dell’opera in musica.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Franz Peter Schubert (1797 - 1828)
Franz Peter Schubert nasce il 31 gennaio 1797 a Lichtental un sobborgo di Vienna. Il padre, maestro di scuola e violoncellista dilettante fu il primo insegnante del giovane Franz . Nel 1808 divenne cantore nella cappella di corte e, dopo aver vinto una borsa di studio, riesce ad entrare nell’imperialregio Stadtkonvikt di Vienna compiendo studi regolari e perfezionando la propria preparazione musicale sotto la guida dell’organista di corte Wenzel Ruczicka e del compositore di corte Antonio Salieri. Le prime composizioni (quartetti), risalgono agli anni 1811-12. E’ in questo periodo che si forma intorno a Schubert una ristretta cerchia di artisti, amici intimi ai quali il compositore resterà legato tutta la vita. La sua musica, misconosciuta dal grosso pubblico, sarà sempre una costante “comunicazione agli amici” in un’atmosfera intima e meditata, di raccolta felicità o di desolata solitudine.
Nel 1814 Schubert incontra la poesia di Goethe che sarà la fonte di massima ispirazione per suoi Lied fino alla morte. Il Lied, forma musicale tipicamente tedesca e romantica, è al centro del suo universo: Schubert ne lascerà una raccolta vastissima, composta di canti d’amore, di morte, di solitudine, inni alla natura e alle sue bellezze, carichi di magiche suggestioni paesaggistiche e dolci melodie d’intonazione popolare.
Mostra una concezione compositiva libera da vincoli e dettata da una sensibilità profonda e inquieta, tipica del romanticismo: può essere considerato il primo musicista romantico. La sua adesione al Romanticismo è data dalla grande soggettività con la quale tratta gli strumenti, le strutture compositive e la voce umana, per la quale scrisse forse il più alto numero di Lieder che mai un compositore abbia prodotto: ben 600, nei quali il rispetto per il significato del testo non si disgiunge mai da una grandissima sensibilità musicale. Oltre che nella musica vocale, la grandezza di Schubert si può vedere nella copiosissima musica per pianoforte, a cui si devono aggiungere dieci sinfonie (delle quali una, la n. 8, rimasta incompiuta), e una serie interminabile di brani più agili, quali momenti musicali, improvvisi, forme cicliche, sonate, trii, quartetti, quintetti. In ogni settore trasfonde i fremiti romantici della sua anima candida e trova la grazia di un lirismo spontaneo e felice.
Morirà, a causa di una malattia venerea contratta durante il soggiorno presso la residenza estiva del conte Esterházy in Cecoslovacchia, il 19 settembre 1828 a soli 31 anni. Verrà sepolto nel cimitero di Waehing accanto a Beethoven, il musicista che più di ogni altro aveva amato. Molti dei suoi lavori, tra cui anche la sua sinfonia più celebre, l’Incompiuta, dovranno attendere decenni prima di riemergere dall’oblio.
morto a soli 31 anni, può essere considerato il primo musicista romantico.
Appartiene alla raccolta dei sei capolavori per pianoforte, composti durante gli ultimi 5 anni della vita di Schubert, che rappresentano una sintesi tra periodo classico e barocco e il nuovo idioma del periodo romantico.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Raffaele
Calace
(1863 - 1934)
Continuatore della tradizione famigliare, fu iniziato ancora giovanissimo all’arte della liuteria dal padre Antonio (1828-1876). Frequentò la scuola di violino presso il Conservatorio di Napoli ma ben presto dedicò le sue attenzioni musicali esclusivamente agli strumenti a plettro divenendone un virtuoso eccezionale.
Approfondì
gli studi di musica coltivando la composizione. Perfezionò l’apprendimento
della liuteria progettando e realizzando strumenti a plettro anche di nuova
concezione: è il caso del “Liuto cantabile”, un mandoloncello con
l’aggiunta della quinta corda acuta MI. Egli compose per il liuto cantabile un
nutrito numero di brani a solo, in duo con pianoforte o con il mandolino, in
trio con mandolino e pianoforte ed in quartetto. Raffaele Calace fu figura
essenziale dell’arte mandolinistica nelle sue molteplici vesti di editore,
compositore, liutaio ed esecutore virtuoso, contribuendo ad elevare il mandolino
a pari importanza al confronto storico con la tradizione degli altri strumenti
musicali.
Scritto per orchestra a plettro, è un brano suggestivo che evoca colori e atmosfere orientali.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Georg Cristoph Wagenseil (1715-1777)
Compositore
di corte a Vienna dal 1736 fino alla fine della sua vita, mantenne anche
la posizione di organista presso l’imperatrice tra il 1741 e il 1750. Nel
fu anche in Italia come clavicembalista e compositore teatrale.
Allievo di Fux, tenne in grande considerazione il lavoro di Bach ed Handel, ed ebbe tra i suoi allievi Schenk, futuro insegnante di Beethoven. I lavori strumentali erano il suo forte, ed ebbe notevole fama in vita sia come compositore che come virtuoso. La sua produzione, che anticipa certi modi gluckiani, comprende diverse opere, musica sinfonica, sacra e da camera. Compose centinaia di lavori strumentali in cui prediligeva lo schema in 3 movimenti.
Usualmente i movimenti erano strutturati in ritmi allegro-minuetto-allegro o allegro-adagio-minuetto.
Le
sue composizioni erano definite esempi di stile barocco.
Trascrizione
per orchestra a plettro dall’originale per arpa, due violini e violoncello.
In
3 movimenti, nello schema allegro- andante- vivace.
L’organico
a plettro si presta efficacemente a questo tipo di trascrizioni: i mandolini
sostengono il dialogo con l’arpa con un effetto pari se non superiore ai
violini, grazie al loro particolare timbro che ne favorisce il gioco di
imitazione con la sonorità dell’arpa.
La parte del violoncello, che rappresenta una realizzazione di basso continuo tipico dell’epoca, è egregiamente sostenuta con un elegante effetto di riempimento dagli altri strumenti dell’orchestra: mandole, chitarre e mandoloncello.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Yasuo Kuwahara - (1946)
Autore giapponese contemporaneo, ha saputo cogliere ed esprimere le particolari potenzialità degli strumenti a plettro. In Giappone l’arte del mandolino è particolarmente seguita e praticata, ancor più che nei paesi occidentali.
Composizione dai colori suggestivi e dai ritmi incalzanti, si potrebbe definire appartenente più al genere pittorico che musicale. Le ampie pennellate di frasi musicali lasciano spazio al timbro di ogni strumento, uniti poi in un unico corpo sonoro dal tessuto ritmico.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°